Paura siCura

C’è un solo modo per capire in che direzione andare.
Devi seguire la tua Paura.
Essa ti mostrerà la via.
Fuggire da ciò che t’impaurisce è un modo per perdere il cammino: così facendo ti allontani sempre più da ciò che stai cercando.
Se hai timore di affrontare quella persona o quella situazione, si trova proprio lì il nodo da sciogliere.
Quel nodo che, se riconosciuto e affrontato, ti donerà le chiavi della libertà!
D’ora in poi, quindi, quando avvertirai paura, fastidio, irritazione e preoccupazione non fuggire. Rimani in ascolto di ciò che provi.
E con coraggio addentrati a scoprire il tesoro nascosto nel tuo malessere. I tesori più preziosi vengono custoditi dal drago più terribile.
Per raggiungere i tesori, bisogna andare dal drago…e baciarlo.” (Bert Hellinger)

Avevo pensato e creato la pagina Facebook “paura siCura” , quasi quattro anni fa, quando ho iniziato ad approfondire questo tema a livello professionale.

Per una parte della mia vita, ho ricevuto un’educazione molto improntata sulla paura, forse perché “suscitare paura” era un modo per invitare alla prudenza . Prudenza che altro non è che presenza, ovvero quella pausa di consapevolezza necessaria a misurare, da una parte, le proprie risorse in confronto a quelle necessarie per affrontare una situazione, dall’altra la propria motivazione, motore del coraggio stesso . Sebbene allora questo continuo richiamo alla paura fosse molto irritante, nel tempo ho capito che non si può vivere senza paura, perché in fondo è proprio questa l’emozione che non solo ci mette al riparo dai pericoli, attivando il nostro sistema nervoso e motorio al fine di elaborare le migliori strategie difensive, ma ci permette anche di prendere contatto con i nostri limiti per superarli. Non avere paura, in fondo, significa non percepire pericoli, significa esporsi a situazioni per le quali non ci siamo equipaggiati.; significa non sentire il desiderio di uscire dalla propria zona di comfort, dai nostri confini, misurando le risorse. La paura può essere, quindi, un efficace motore per il cambiamento.

Ma per la Rosarita di allora, curiosa adolescente, desiderosa di sperimentarsi e a cui nulla sembrava impossibile, quell’invito alla prudenza non aveva il sapore di un’esortazione alla consapevolezza quanto, piuttosto, di una manifestazione di sfiducia e un forte freno, persino un blocco, che alimentava, ad ogni rinuncia, l’insicurezza personale.

Come per altri, ci sono state poi le paure esistenziali , prima tra tutte quella del giudizio, del non essere all’altezza delle aspettative, del non fare mai la scelta giusta, di nutrire desideri e passioni nella convinzione indotta che non portassero mai a nulla di buono e di concreto. Credo che queste siano davvero paure che, a volte generate da una cattiva comunicazione, da fraintendimenti comunicativi, agitano quella terra di mezzo che è l’adolescenza ma che, solo se ben gestite nel vivere concreto, fanno parte del processo stesso di crescita. Il problema nasce quando vengono lasciate cadere o peggio vengono nascoste dietro un comportamento più conformato sull’esterno, sull’opininione altrui, perché da questa “identificazione” si genera un falso sé.


“La paura è una paralisi della vita che si attacca nel punto esatto dove la vita si esprime, e cioè nel dare o, meglio, nel darsi. Non c’è modo di uscire da questa paralisi se non imparando a donarsi, completamente, anche nella paura.”

È avvicinandoci alla paura e guardandola negli occhi, che accade l’impensabile, l’esatto opposto di ciò che credevamo la paura fosse. La paura ci parla e ci indica la soluzione per uscire dalla paralisi emotiva, ed è questo il momento in cui l’azione diventa indispensabile affinché le nostre paure possano diventare una spinta verso l’esterno, verso la vita.

Pertanto sono convinta che la paura vada attraversata in quanto sempre si traduce in un’opportunità di apprendimento e, conseguentemente, di crescita, ma perchè lo sia va consapevolizzata, gestita e trasformata .

Quest’ultimo anno è stato segnato globalmente da un pericolo e, di conseguenza, dalla paura. Paura che ha assunto i connotati più diversi, che ha invaso i campi più diversi, trasformandosi in ansia, a volte in paralisi, altre in sottomissione altre ancora in autosabotaggio, alcune altre in negazione della realtà .

Mi sono allora detta che forse era giunto il momento che questa pagina vedesse le luce, con l’intenzione di offrire, anche su un social oltre che nella realtà, uno spazio di ascolto, di condivisione, di confronto e sempre di stimolo.

Condivisione, perchè, come ho scritto nella introduzione stessa alla pagina,le paure affrontate in solitudine sembrano senza soluzione: condividere le proprie paure serve a vincerle e a trasformarle in fiducia. E a sentirsi al sicuro.

Per questo, oltre a percorsi individuali, propongo nella mia attività, percorsi di gruppo per la gestione della paura:confrontarsi, rapportarsi o rispecchiarsi con e nell’ esperienza altrui, sotto la guida di un professionista, serve ad allargare lo sguardo, ad ampliare l’esperienza e a dare vita a nuovi legami, generatori di imprevedibili soluzioni. Se siete curiosi di vivere questa esperienza, o di intraprendere questo percorso con me, potrete trovare il mio contatto e il calendario dei prossimi incontri, sulla mia pagina Facebook Paura siCura.

Mi piace concludere citando questa poesia metaforica di Jacques Brel: siamo tutte barche in navigazione nel mare aperto della vita, a volte in cerca di un porto sicuro, altre alla conquista di nuove terre. Sta a noi attraversare la nostra paura e scegliere la nostra meta per catturare, poi, con le nostre vele, tutti i venti più favorevoli “nutrendo in petto un cuore a prova di oceano” .

“Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire : hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove,il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che si graffiano un po’ sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora, ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto,ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato.

Fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti, perché hanno un cuore a misura di oceano.

Informazioni su Rosarita Cipriani

Professional gestalt counselor, svolge attività privata presso il suo studio; separata, madre di tre figlie , si occupa particolarmente di aiutare ed accompagnare le donne nel loro processo di rinascita ed evoluzione post separazione.È presidente della cooperativa sociale di inserimento lavorativo " Incontro di Mani",curando progetti di Intelligenza Emotiva nel lavoro di gruppo; Responsabile, per le Marche,dei progetti formativi dell'Associazione Amnis,rivolti alle aziende e alle grandi/piccole comunità. Conduce gruppi di consapevolezza e padronanza emotiva e di pratica del metodo WELL e gruppi di kindness ' counseling per la crescita sociale. Collabora con uno studio di MG ( medicina generale). Ancona, via Brecce bianche 55/a Tel. 3920010081
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